A Caserta, per Nunziare VI la trasformazione parte dalla demolizione selettiva
In via Tanucci, nel centro di Caserta, la trasformazione urbana che porterà alla realizzazione del nuovo edificio residenziale Nunziare VI è già iniziata. Ma non dalle fondamenta del nuovo edificio, bensì dalla gestione attenta di quello esistente. Prima della nuova costruzione è infatti in corso una fase spesso poco visibile ma fondamentale: la demolizione selettiva con strip-out. Di fatto, l’anticamera della trasformazione, il momento in cui il vecchio edificio viene smontato, studiato, separato e preparato per lasciare spazio al nuovo.
Un approccio più lento rispetto alle demolizioni tradizionali, ma più diffuso negli interventi di rigenerazione urbana, soprattutto quando si opera in contesti consolidati, tra edifici abitati, attività commerciali e strade trafficate.
Smontare prima di demolire
Quando si parla di demolizione quasi sempre si immagina un’azione rapida e meccanica. In realtà, nei centri urbani la demolizione deve diventare un’operazione di precisione.
La prima fase si chiama strip-out e consiste nello smontaggio selettivo di tutte le parti non strutturali dell’edificio: impianti, infissi, pavimenti, controsoffitti, rivestimenti e tramezzi. L’edificio viene svuotato e alleggerito prima di intervenire sulla struttura portante.
Questa procedura consente di separare i materiali, facilitare il recupero e il riciclo, lavorare in maggiore sicurezza e preparare in modo corretto la fase successiva, quella della demolizione vera e propria.
La demolizione selettiva nei contesti urbani
Dopo lo strip-out si passa alla demolizione strutturale, che in contesti come quello di via Tanucci viene eseguita con tecniche di demolizione selettiva, spesso a mano o con mezzi leggeri.
Il motivo è semplice: nei centri urbani gli edifici sono a ridosso l’uno dell’altro e una demolizione meccanica tradizionale può provocare vibrazioni, polveri e rumori con possibili ripercussioni sugli edifici vicini e sulla qualità della vita del quartiere.
La demolizione selettiva permette invece di lavorare in modo progressivo e controllato, riducendo l’impatto del cantiere e aumentando la sicurezza.
È un processo più lungo, ma rappresenta oggi uno dei metodi più corretti quando si interviene nella città esistente.
Anche la demolizione può essere sostenibile
La demolizione selettiva non è solo una scelta tecnica, ma anche ambientale. Separare i materiali direttamente in cantiere consente di avviare al riciclo ferro, legno, vetro, laterizi e altri componenti, riducendo la quantità di rifiuti indifferenziati e l’impatto complessivo dell’intervento.
In questo modo anche la fase di demolizione diventa parte di un processo edilizio più sostenibile, in cui l’edificio non viene semplicemente abbattuto, ma smontato, selezionato, recuperato dove possibile e riciclato dove necessario.
La trasformazione della città parte anche da qui
Il cantiere di Nunziare VI rappresenta un esempio di quello che oggi viene definito sostituzione edilizia: si interviene su edifici vecchi, energivori o strutturalmente superati per costruire nuovi edifici più sicuri, efficienti e adatti alle esigenze contemporanee, mantenendo però l’identità urbana, come nel caso delle facciate storiche che vengono recuperate e integrate nei nuovi progetti.
In questi casi, la qualità di un intervento non si misura solo dal risultato finale, ma anche da come viene gestita la fase iniziale del cantiere. Perché costruire bene significa anche demolire bene. E, nelle città, ogni trasformazione comincia sempre da qui.